Perchè fare una tesi sulla partecipazione cittadina nella creazione di notizie?

Stampa questa pagina

GIORNALISMO- UNA PROFESSIONE DEBOLE

La professione del giornalista da sempre è stata un mestiere dai contorni indefiniti, in quanto i giornalisti spesso hanno altre vocazioni di partenza: scrittori, intellettuali, politici, economisti.
Questa vaghezza del contorno professionale vale soprattutto in Italia, in quanto la dipendenza stretta del giornalismo dalla politica ha fatto sì che i giornali spesso sono stati a servizio di schieramenti politici. Inoltre, la dipendenza economica dei giornali che andavano avanti grazie alle sovvenzioni dello stato, portava ad un’ulteriore mancanza di un forte autonomia professionale dei giornalisti.
A tutt’oggi, nonostante le facoltà di media e giornalismo esistano già da decenni, per fare il mestiere del giornalista non è necessario essersi laureato in una facoltà di giornalismo.

Viene allora da chiedersi: dov’è la preparazione specifica che noi laureandi in Media e Giornalismo dovremmo rappresentare? Che cos’è esattamente quello che sappiamo noi in più, rispetto ad un praticante di scrittura giornalistica, che magari si è fatto esperienza nei giornali mentre noi stavamo dietro i “banchi scolastici”?
Soprattutto, qual è il nostro ruolo oggi, quando i primi a fare notizia sono spesso i cittadini comuni, attrezzati da telecamere e macchine fotografiche da viaggio, o dei telefonini con modalità foto e video?

LA SCUOLA DI GIORNALISMO: A CHE COSA SERVE?

Eppure già prima che il Web portasse il giornalismo alla portare di tutti, fra gli studenti di Giornalismo circolava la domanda se gli studi ci avrebbero davvero agevolato sul campo.

Le esercitazioni di scrittura non sono certo la massima espressione di giornalismo, ma ci sono, in questo senso, esempi deteriori. Mi riferisco alla pratica di parlare dei fatti e degli eventi “a tavolino” senza il lavoro di raccolta di materiali e testimonianze sul campo. Sappiamo che spesso anche gli articoli scritti da “grandi” giornalisti – che raramente fanno esperienza fuori dai loro uffici – nel migliore dei casi sono dei bei pezzi di docu-fiction letterario o del commento personale.

Per non parlare del fatto che nei giornali, anche quelli più noti, è ormai da tempo una pratica comune dipendere dalle agenzie notiziarie per tutto il materiale che riguarda una notizia: testi, fotografie, e ora, nelle versioni online dei quotidiani, in alcuni casi anche per materiale video.

MONOPOLIO DELLE AGENZIE DI STAMPA E L’UNIFORMITÀ’ DELLE NOTIZIE

Si stima che, alla media, più del 40 percento del contenuto di un giornale sia composto da notizie provenienti da agenzie di stampa– un numero che cresce ulteriormente quando si tratta di testate più piccole che non si possono permettere di avere una quantità elevata di giornalisti propri.
Inoltre, più dell’ 80 percento delle notizie a livello mondiale sono fornite da 4 agenzie di stampa più importanti: Associated Press, United Press International, Reuters e France Presse.
(Fonte: Le troppe verità e l’informazione come diritto- dossier a cura di Ucodep, Mani Tese, Cospe, Osservatorio Libertà di Stampa e Informazione Senza Frontiere, Centro stampa Giunta regionale, Firenze, novembre 2004).
Non è difficile concludere che la conseguenza sia l’uniformità di notizie, ma anche, in termini economici, l’uniformità di offerta fra giornali concorrenti.
Certamente, ci sono anche altri fattori in gioco (come, per esempio la territorialità e gli interessi socio-politici e economici del paese sul quale un giornale opera), ma ciò non esclude che per le notizie più rilevanti, le prime pagine di giornali diversi spesso riportano le stesse immagini e titoli simili.
Ed è qua che subentrano i citizen journalist e il materiale fornito da persone comuni in possesso di nuove tecnologie che gli permettono di scattare immagini e video di ciò che gli succede intorno.

LA RIVALUTAZIONE DELLA CREATIVITA’ PERSONALE E LE PAURE DEI GIORNALISTI TRADIZIONALI
L’elemento personale che si è perso nei mass media come effetto di monopolizzazione dell’informazione da parte delle grandi agenzie di stampa ora è offerto da una fonte completamente nuova- il cittadino qualsiasi.
I cittadini attrezzati con le nuove tecnologie, sempre più educati ad usarle per comunicare direttamente fra di loro sulla rete, senza necessariamente doversi fidare dell’informazione unidirezionale dei mass media, possono essere viste facilmente come un pericolo per il giornalista tradizionalista.
Giornalismo cittadino è una specie di qualunquismo mediatico, e la paura per il giornalista professionista sta nel fatto che la sua professione (già di un deontologia particolarmente debole rispetto ad altri mestieri), viene messa ulteriormente in dubbio.
I motivi dietro queste paure sono chiari.
E’ già da tempo che si è avvertita la possibilità di chiusura di testate stampate per effetto dell’internet. Alcune grandi testate, New York Times incluso, calcolando i costi di carta, stampa e distribuzione e confrontandoli con i numeri crescenti dei lettori sulla rete hanno già annunciato il passagio completo ed esclusivo alla versione online.
Inoltre, con grande successo di communità come Flickr, le foto-agenzie hanno crescenti difficolta di vendere, anche perchè sulle pagine delle communità dei fotografi dilettanti, spesso si trovano immagini di elevata qualità, a volte essendo addirittura più originali e innovative di quelle dei fotografi d’agenzia.
La diffusione dei diritti d’autore limitati della Creative Commons, che consente in alcuni casi l’utilizzo libero delle fotografie, ha reso le gallerie dei commercianti delle foto molto meno esclusive e di conseguenza il loro lavoro più difficile.

IL COMPITO DI QUESTA TESI
E’ di capire qual’è il ruolo di un giornalista- professionista nell’ epoca Web 2.0 e del citizen journalism.

L’APPROCCIO ALLA RICERCA

I caratteri distintivi del punto di vista da cui sono partita erano che:
1.    il fenomeno del citizen journalism può essere una pratica positiva per il mondo dell’informazione
2.    citizen journalism può non essere un pericolo, ma un opportunità per il giornalista-professionista. Il ruolo dei professionisti della notizia cambia, ma rimane indispensabile nell’organizzazione del sistema delle informazioni.
Rimane da capire:
•    qual’è il grado di impatto del giornalismo dei cittadini sul sistema dell’informazione in generale,
•    quali sono le pratiche attuali, quanto successo hanno avuto e come si sono dimostrate,
•    quali sono le forme del giornalismo dei cittadini comuni,
•    in quali casi un cittadino comune sceglie di contribuire alla creazione, distribuzione e selezione delle notizie,
•    qual’è il ruolo dei professionisti, qual’è l’approccio dei mass media ai citizen journalists.
•    cosa può aspettare la prossima generazione di giornalisti-professionisti per quanto riguarda il loro ruolo nei confronti dei citizen journalists.


LA STRUTTURAZIONE DEL PROGETTO

1.    Si iniziera con un capitolo che spiegherà che cos’è il giornalismo dei cittadini, quando è nato, si elencheranno le terminologie diverse per descrivere il fenomeno, si cercherà di offrire alcune definizioni.
2.    In seguito, si cercherà di spiegare il rapporto fra le tecnologie e l’utilizzo di esse– il capitolo porterà la citazione: “Il computer è un idea”, per spiegare la necessità dell’contributo umano per il successo di un qualsiasi strumento tecnologico.
3.    Poi, si elencheranno le aspettative che riguardino il fenomeno del citizen journalism, si descriveranno brevemente alcune pratiche riuscite, si spiegherà il fenomeno del iperlocalismo in relazione con giornalismo partecipativo, e si darà attenzione a descrivere le forme ibride fra giornalismo professionale e quello dei cittadini.
4.    Con il quarto capitolo, prende spunto il punto di vista particolare uscito come risultato di questa ricerca. La tesi di questo capitolo sarà: La maggior parte degli utenti di reti sociali praticano quotidianamente le forme estese del citizen journalism, ed alcuni di essi lo fanno in modo inconsapevole. Questa è la forma del cittadino giornalista più estesa, e forse l’unica forma del citizen journalism che può davvero essere estesa ad numero singifictaivo di utenti-cittadini.
5.    Come il quarto capitolo, anche questa parte del progetto è centrale in quanto fa emergere un punto di vista specifico nato come risultato della ricerca:
•    I giornalisti-cittadini par-excellance sono esclusivamente dei giornalisti part-time (se no, considerata la deontologia professionale debole dei giornalisti, il cittadino-giornalista full-time presto diventerebbe un giornalista-professionista).
•    I casi eccezionali del giornalismo di partecipazione cittadina succedono quando un cittadino si trova testimone di un evento di impatto fortissimo sulla società, il che fa risvegliare in esso il senso di dovere civico di informare gli altri su ciò che ha visto.
6. Il penultimo capitolo riporterà alcuni grandi speranze che si pongono sul giornalismo cittadino. Si parlerà della liberazione dell’informazione, di giornalismo cittadino come una possibile arma contro il monopolio dell’informazione, e contro la censura. Si descriverà il futuro dei nuovi media in termini di utopie e distopie. Di seguito, si forniranno dei contro-esempi che offrono un possibile contraltare alle grandi speranze poste sui cittadini-giornalisti. (Si parlerà del caso di Rupert Murdoch come mogul di media tradizionali, ma anche proprietario di Myspace, delle attività anti-etiche della Google nei paesi non-democratici, e infine, dei casi della censura poco sensata su Flickr).
7. Le Conclusioni della ricerca.

Stampa questa pagina