L’intreccio del citizen journalism con le reti sociali.

“I giornalisti-cittadini spesso non hanno né intenzioni politiche, né quelle giornalistiche.”

Anche se dai grafici qua mostrati risulta che i citizen media sono una piccola nicchia del mondo del informazione e delle network sociali, è importante notare che l’impatto del citizen journalism va oltre ai dati misurabili tramite il numero di visite ai siti creati appositamente per i cittadini partecipanti.

Nelle parole di Dan Gillmor, “questo tipo di informazione è ancora sparso per la rete, piuttosto che aggregato. ” Per ciò, gli esempi di citizen journalism vanno cercati oltre i luoghi per esso pensati.

Si è visto dai graficon, che il successo principale per quanto riguarda il numero di visite tengono le reti sociali (Myspace, Facebook). La struttura di queste reti è quella di un contenitore vuoto- i contenuti vanno completamente aggiunti da parte dagli utenti. Il successo delle piattaforme-contenitori vuoti, hanno avuto uno largo successo anche perché permettono l’ingresso di persone senza pretendere conoscenze o interessi speciali. Questo, aparte il fattore dei giovani aderenti che siano più propensi sia al utilizzo della rete, che a quello delle reti sociali, può essere una possibile spiegazione del perché i siti nuovi come Myspace e Facebook hanno più visitatori dei informatori tradizionali d’eccelenza come BBC e CNN.

IL GIORNALISMO DEGLI EVENTI SULLE RETI SOCIALI- IMMEDIATO E SPESSO INCOSAPEVOLE, MA SEMPRE GIORNALISMO.

Le reti sociali, consentono, fra altre cose, anche lo scambio di informazioni con valore giornalistico, e quest’attività, pur non essendo la loro principale caratteristica, viene praticata quotidianamente da parte degli utenti (con o senza intenzioni di fare giornalismo).

Nel caso di Myspace, abbiamo lo strumento dei bulletin (bacheca) tramite il quale si riesce a mandare in un click un messaggio unico a tutti gli utenti. Ancora più adatte da questo punto di vista sono le notifiche del Facebook, che mandano gli “updates” diretamente alle “home page” degli amici.

Questi strumenti, uniti da calendari degli eventi nel caso di Myspace, e dei gruppi da parte di Facebook, si utilizzano maggiormente per motivi di autopromozione, o per segnalazione degli eventi.

Nel secondo caso, già siamo al limite esterno del informare un pubblico vasto di persone sul contenuto di una notizia. Grazie alle sue origini e alla sua maggiore popolarità come una network sociale per gruppi musicali tutt’oggi, Myspace integra una possibilità per unire i gruppi musicali con i loro fan.

Il sistema del tagging delle immagini viene utilizzato in una maniera interessante in questo ambito; le élite sempre più numerose dei fan che attendono i concerti musicali, attrezzati con delle reflex digitali (o comunque macchine fotografiche i buona qualità), pubblicano le fotografie degli eventi sui loro profili Myspace, appliccando il sistema dei tags.

I gruppi, dall’altro lato, hanno la possibilità di visualizzare tutte le fotografie dei fan taggate con il loro nome, e di scegliere quali di esse aggiungere all’apposito album “immagini taggate”. L’unico limite è il fatto che per poter taggare un gruppo musicale, bisogna essere aggiunti come amici, ma questo problema si auto-regola, in quanto i fan avrebbero fatto richiesta d’amicizia comunque, e i membri del gruppo l’avrebbero accettata, in quanto esso è un loro modo di promuoversi tra i fan.

In questo modo, si crea una versione estesa dell’informazione dal basso, senza nessun intermediario diretto (aparte quello del “contenitore”- della piattaforma-rete sociale in sé). Alcuni fan fanno le fotografie, queste fotografie vanno aggiunte in un’apposita cartella tra le fotografie ufficiali sul profilo del gruppo, e in questo modo gli altri fan possono accedere alle fotografie.

Questa modalità di informarsi non toglie niente al ricevente dell’informazione, in quanto spesso anche la qualità delle fotografie è paragonabile a quelle dei media mainstream (questo grazie alle tecnologie avanzate a prezzi moderati, ma anche all’ abituarsi delle persone di vivere quotidianamente con il mezzo fotografico).

Il giornalismo partecipativo si intreccia in questo modo anche con le reti sociali. I praticanti possono anche dichiarare di non essere a conoscenza con il termine “citizen journalism”, ma ciò non toglierebbe dalla qualità del loro contributo. Dall’altra parte, possono, pur sapendo cosa sia, partecipare nella distribuzione delle notizie attraverso le reti sociali, senza aspirazioni di fare giornalismo.

Per alcuni, la pratica di diffondere le notizie può avere come scopo di informare un numero ristretto di conoscenti personali o familiari. Questo era il caso con l’insegnante di chimica Dr. David J.Otway, che aveva fotografato l’esplosione della rafineria a Hemel Hempsted a dicembre del 2005 a Londra dal’aereo in cui si trovava. Otway aveva la macchina fotografica con sé perché stava tornando da una unione familiare. Appena arrivato a casa, ha postato le foto della rafineria sul suo profilo Flickr, insieme ad altre foto, per condividerle con degli amici. Poche ore dopo, un giornalista della BBC ha trovato le sue fotografie, e lo ha contattato. Come risultato, le foto sono apparse su BBC e The Daily Telegraph, mentre Otway ha vinto il secondo premio delle Nokia Citizen Journalist Awards 2006. L’articolo della BBC dedicato a David J.Otway scrive:

“I suoi istinti [di scattare le foto] sottolineano una crescente tendenza in cui i cittadini comuni utilizzano le macchine fotografiche e i telefonini per catturare gli eventi, spesso battendo i giornalisti professionali”.

BBC News, Readers Take Snapshots of History, in: [http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/4522014.stm]

In un altro articolo, pubblicato in Press Gazette, l’autrice Jessica Ainlay analizza la terminologia di “citizen journalism”, dalla quale risulta il cittadino come colui che si interessa della partecipazione nella politica della sua comunità, mentre il giornalista è colui che ha intenzioni di racogliere il materiale con valore di notizia. Ainlay conclude scrivendo che:

“i giornalisti-cittadini spesso non hanno né intenzioni politiche, né quelle giornalistiche.”

Jessica Ainlay in “Citizen Journalism” is Full of Incorrect Assumptions, [http://www.pressgazette.co.uk/story.asp?storycode=39444]

Come momento-svolta per quanto riguarda i contributi da parte dei cittadini, BBC nomina gli attacchi del 7 luglio del 2005, quando, per la prima volta, nella loro redazione sono arrivati in giro di poche ore più di mille fotografie e video scattate da gente comune.

Nel caso dell’esplosione della rafineria 5 mesi dopo, il numero degli contributi aumentò a 6500.

Ainley della Press Gazette, comunque, ribalta anche queste cifre, scrivendo che, intervistando i premiati delle Press Gazette Citizen Journalism Awards 2006, si è capito che tanti degli autori delle fotografie utilizzate nei media, non avevano intenzioni di documentare notizia, ma soltanto di “documentare la loro presenza in un’evento straordinario”.

“Citizen journalism come un termine di diffuso utilizzo fra i giornalisti, è simile al modo nel quale i cittadini tradizionalmente interagivano con i media: riportando le loro testimonianze ai giornalisti professionisti ai quali si affidava di compilare e di costruire l’intera storia attraverso la disseminazione delle testimonianze in aggiunta di resoconti uficciali. Ma questa forma di partecipazione è soltanto la forma d’interazione più di base nel nuovo mondo dei media interattivi.”

Jessica Ainlay in “Citizen Journalism” is Full of Incorrect Assumptions, [http://www.pressgazette.co.uk/story.asp?storycode=39444]

Il ruolo dei giornalisti professionisti, potrebbe, allora, rimanere quello dell’organizzatore e selazionatore dei contenuti, anche nel contesto dei nuovi media e del Web 2.0, mantenendo il suo ruolo di colui che cerca di raccogliere il materiale per aiutare a dare senso e stabilità alla vita quotidiana.

Vedere anche: Il rapporto fra il numero dei visitatori fra le reti sociali, mainstream media, e piattaforme citizen journalism


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