Giornalista per Caso

Un’utente di Flickr scatta qualche foto dell’esplosione di una rafineria a Londra durante il suo viaggio in aereo.

Appena arrivato a casa carica le foto su Flickr per farle vedere alla famiglia e amici, senza nessuna intenzione di diffondere la notizia a un pubblico più vasto.

Un giornalista della BBC si imbatte sul suo profilo pochi minuti dopo, chiedendo di poter utilizzare le foto, che successivamente appaiono anche su Daily Telegraph.

Infine, questo utente vince il secondo premio delle Nokia Citizen Journalism Awards 2006.

Il giornalismo dei cittadini non è sempre volontario nè consapevole, ma questo non toglie nulla all’importanza del loro impatto.

Le reti sociali hanno creato un’ottima piattaforma per condivisione dati e informazioni, che da una rete all’altra può essere basata quasi esclusivamente sulle conoscenze personali, o può anche essere una rete dei sconosciuti uniti dagli interessi simili.

La tipologia della rete sociale non è l’unico fattore che determina il suo utilizzo, in quanto anche le scelte personali degli utenti contribuiscono alla creazione di una tipologia di rete personale a loro caratteristica.

Così si può scegliere di utilizzare Flickr per auto-promuovere le immagini, o per condividerle con degli amici, ma anche tutti e due.

Gli atti di citizen journalism, consapevoli o non, volontari o non, si intrecciano in mezzo a queste reti sociali, sopratutto nei casi delle notizie di grande impatto sulla società (disastri, guerre, infortuni, manifestazioni, ma anche festival, concerti, ed altri eventi culturali).

Per la natura del servizio che rendono, è poco rilevante se l’autore del post, video, o della fotografia che rende la notizia, aveva o no la consapevolezza o l’ambizione di svolgere il ruolo del giornalista-cittadino.

Se la notizia procurata dai non-giornalisti c’è sulla rete, allora c’è pure il giornalismo dei cittadini.

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3 Risposte

  1. Dalle “Torri Gemelle” in poi, i cosiddetti gadget elettronici, hanno dato in mano a tutti la possibilità di fornire nuove testimonianze della realtà. I contributi dei “cittadini comuni” sono in continua crescita. Ma questo di per se aumenta il tasso di credibilità? Ovvero siamo sicuri che

  2. Ops: il commento precedente mi si è chiuso improvvisamente! Provo a continuarlo qui, ovvero: l’aumentare del numero dei “citizen journalists” aumenta il tasso di credibilità? Ovvero siamo sicuri che la foto che ho visto in rete, magari su flikr o altro non sia una “fake” o magari un errore? Credo che sia un problema su cui riflettere. Perché sicuramente la possibilità di fornire testimonianze dirette è una rivoluzione, ma, ahimé, tutte le rivoluzioni creano qualche problema quando si ha a che fare con numeri talmente grandi da modificare i termini del problema…
    Ecco perché credo che proprio qui ci sarà una rinnovata “mission” per il giornalista professionista.
    Nell’aiutare (soltanto aiutare…) i cittadini lettori a comprendere cosa è vero e cosa no nei contributi di altri cittadini giornalisti.
    Che poi è quella che da sempre dovrebbe essere la vera “mission” del giornalismo: aiutare a trovare la verità (o no?)
    dvd

  3. Il caso di Wikipedia qualche anno fa ha mostrato che un progetto dal basso può funzionare e che può creare un sistema funzionante e credibile.
    Penso che le paure che tutto ciò che è autoregolato (senza un controllo “dall’alto) sia poco credibile, iniziano ad appartenere ad un altro momento nella storia. La sfiducia nel potere del popolo è stata vista agli inizi del progetto Wikipedia, e i primi a prevedere il suo fallimento erano proprio gli accademici, che nel caso del citizen journalism possono essere paragonati con i professionisti dell’informazione.
    In un primo momento può sembrare che i professionisti siano quelli che hanno più ragione e più competenza nel prevedere gli esiti dei progetti innovativi nel loro settore (Wikipedia, Citizen Journalism), ma credo che la verità sia proprio il contrario: per via dell’abitudine di dover fare le cose in un modo anziché un altro, sono proprio loro quelli meno propensi ad accettare soluzioni alternative e diverse nei principi rispetto a quelli insediati nelle loro deontologie professionali.
    Dan Gillmor ha notato come l’informazione giornalistica dal basso è ancora un fenomeno più diffuso di quanto è organizzato: trovare questo tipo di materiale è ancora difficile in quanto si trova spesso nascosto sotto altre categorie e sotto altre missioni (Nel caso di Flickr, per esempio, una foto come quella dell’articolo sopra, può essere nascosta sotto le foto “belle”, anziché occupare le prime pagine insieme alle notizie tradizionali, per l’errore dello stesso cittadino-autore che non ha riconosciuto l’importanza giornalistica del materiale. Questo anche perché non esiste ancora una cultura è una consapevolezza diffusa riguardo al dovere (e potere) del cittadino comune di informare tramite questi canali.
    Non si può ancora parlare di una piattaforma Citizen Journalism (CJ) paragonabile a quella di Wikipedia (gli esistenti casi di CJ sono tutti ancora appartenenti alle nicchie molto ristrette). Ma se immaginiamo un luogo dove un numero più elevato dei cittadini partecipa alla creazione delle notizie, vedremo che, in un contesto del genere, le cose si auto-regolerebbero, in quanto per un informazione falsa, ci sarebbe un altro utente a controbatterla.
    Un sistema del genere, è vero, non ci garantisce verità assoluta, ma ci lascia più opzioni possibili, aumentando il nostro dovere di capire da soli cosa sia la verità. Alla fine, è questo che si sta ottenendo combattendo per indipendenze, libertà degli uomini, e altri ideali che subentrano sotto il concetto di democrazia.
    Indipendenza dell’informazione significa anche un’elevata responsabilità di ogni individuo nell’autogestirsi e valutare da solo le informazioni che si ritrova intorno.

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