Il blog, una traccia del sè nella Rete

La solita definizione del blog come “un sito web, aggiornato frequentemente, con materiale nuovo in cima della pagina”, è meramente descrittivo e manca di spiegare come il blog ha cambiato il modo di concepire le pagine web.

La svolta dei blog sta nel fatto che essi erano i primi siti web facilmente aggiornabili da chiunque.

La costruzione dei primi blog ad utilizzo facile ha segnato anche una svolta nel loro contenuto, in quanto per la prima volta si vedevano i blog-giornali, con pensieri e racconti personali, mentre fino ad allora erano maggiormente delle collezioni dei link e commenti, raccolte dagli esperti di programmazione. Rebecca Blood, nel suo saggio sulla storia dei blog, chiama i primi “blog-filtri”, e i secondi “blog-diario”.

In un certo senso, la facilità della creazione della pagina ha spostato l’attenzione dal linguaggio programmatico a quello umano.

Il primo passo verso una popolarizzazione dei weblog fra le persone meno esperte, accade intorno al 1999, quando Pitas, e Groksoup, e Blogger creano le prime pagine facilmente costruibili da chiunque. Tra di loro, Blogger rimane il client che ha segnato la svolta per quanto riguarda la diffusione dei blog, in quanto offriva la possibilità di posting più immediata e diretta.

Con il successo di Blogger nel 1999, si sono amplificate le conversazioni fra gli utenti, e la cultura di blogging stava già diventando uno tipico strumento di comunicazione da tanti verso tanti.

“Sarebbe troppo dire che questi weblog erano “i media indipendenti”, ma… scrivendo due righe ogni giorno, gli autori dei weblog iniziano a ridefinire i media, facendoli diventare più partecipatori.”

Rebecca Blood in: http://www.rebeccablood.net/essays/weblog_history.html

Nel 1999 Scott Rosenberg scrive per il sito Salon.com uno dei primi articoli sull’emergenza dei weblog e acenna un numero crescente dei “web journalists”.

“Il fenomeno noto come weblog è una delle aree creative con lo sviluppo più veloce e più fertile sulla rete oggi… Essi adempiono alle previsioni dei viosionari di Internet dell’ascesa di una nuova sorte del giornalismo sulla rete, solo che al posto di scavare nel terreno fisico, loro cercano le notizie nella Rete stessa.”

Nello stesso articolo, Rosenberg discute il peggiorativo “linkalists” spesso assegnato ai bloggers da parte dai giornalisti tradizionali, che volgiono sottolineare che procurare un link non può essere giornalismo.

Rosenberg ribalta che anche il giornalismo tradizionale spesso pubblica il materiale non-originale, prendendolo da altri media, solo che i giornalisti tradizionali spesso non fanno fatica di procurare la fonte originale.

( Scott Rosenberg in La Paura dei Link: http://www.salon.com/tech/col/rose/1999/05/28/weblogs/print.html)

I blog dei quali parla Rosenberg sembrano più i “blog-filtro” che i “blog diario”. Negli anni successivi, si sono sviluppate varie forme di blog, che spesso includevano delle forme ibride fra le due sopra nominate.

I blog politici hanno ottenuto sempre più valore dopo l’11 settembre 2001, mentre nel 2004 erano già entrati fra i contenuti principali della Rete, e i primi blogger hanno ottenuto le press card per l’ingresso in Casa Bianca.

Questo, comunque, non significa che la storia del blog è una storia lineare che ha come suo fine lo sviluppo del giornalismo partecipativo.

Non tutti i blog sono giornalismo, e le possibilità offerte dai blog non bastano per far arrivare il fenomeno del citizen journalism ai livelli dove esso si trova oggi.

I blogger, in linea massima, potrebbero essere paragonabili ai giornalisti, ma questo non significa che un blog come conseguenza può essere paragonato ad un giornale, in quanto, essendo spesso scritti da una sola persona, i blog mancano la varietà di notizie caratteristica dei giornali.

Con lo sviluppo delle comunità di bloggers, i link nei “blog-diario” sono diventati sempre più indicatori dei blog con dei contenuti simili. In questo modo, si è iniziato a creare una blogosfera “filtrata” e guidata, e il senso della comunità è diventato sempre più importante.

Visti insieme, i blog costruiscono una pluralità delle voci, anche opposte fra di loro, e così la blogosfera al suo intero inizia ad assomigliare alla concezione di un giornale che offre più punti di vista e più tipi d’informazione.

Il concetto di comunità online è importante per lo sviluppo del citizen journalism in quanto, da una parte offre la possibilità di condivisione diretta fra i suoi membri, e dall’altra offre una pluralità di informazioni e di punti di vista.

Per ciò, bisogna cercare le basi del citizen journalism anche in altri strumenti, nel web 2.0, e nelle reti sociali.

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