Il computer è un contenitore, la rete sono le persone, l’intelligenza è collettiva

“Non è mai scontato che intorno as un’innovazione tecnologica si costruisca un sistema di comunicazione.”

Ball-Rokeach e De Fleur in Teorie delle comunicazioni di massa

Per quanto riguarda il giornalismo dei cittadini, il computer senza internet è solo un contenitore di dati, in quanto non aiuta la trasmissione, condivisione, ne la pubblicazione dei dati.

I casi del materiale procurato ai mass media dai passeggeri casuali esistevano decenni prima dello sviluppo della rete, ma allora non si poteva parlare del giornalismo partecipativo, in quanto il pubblico ai tempi usufruiva delle notizie tramite i media di comunicazione unidirezionale, senza avanzate possiblità di feedback.

Giornalismo dei cittadini è un giornalismo che arriva dal basso, ma è anche un giornalismo nel quale le informazioni partono da tanti, verso tanti.

La distinzione fra la comunicazione unidirezionale dei mass media e una comunicazione interpersonale sta nella mancata risposta del ricevente nel caso dei mass media. La comunicazione interpersonale, invece, è sopratutto uno scambio dei datti, anziché una mera trasmissione verso il ricevente passivo.

La comunicazione interattiva, caratteristica dell’internet, assume alcune delle caratteristiche della comunicazione interpersonale.

Le nuove culture di partecipazione cittadina re-inventano la comunicazione pluridirezionale, simile a quella interpersonale. La differenza sta nel fatto che, mentre nel caso di comunicazione fra due o più persone si tratta di un numero definito di interlocutori, le comunità di cittadini giornalisti hanno come finalità una comunicazione verso un numero indefinito di persone. Questa caratteristica pone il cosiddetto “giornalismo dal basso” in una via di mezzo fra comunicazione interpersonale e quella dei mass media.

Alcune pratiche degli utenti della rete richiamano con le sue caratteristiche al passaparola tradizionale, a differenza che il passaparola sulla rete non è diretto in quanto avviene tramite il medium virtuale.

Conviene sottolineare inoltre che, essendo virtuale, il medium di internet non è altro che un collegamento fra i computer, simile a quello fra due telefoni, con la differenza che:

a) nel caso di internet c’e’ collegamento fra un numero indefinito di persone,

b) rimane traccia del materiale inserito anche dopo la chiusura dell’attività degli utenti.

Avendo chiarito che l’internet non è un attrezzo tecnologico, ma solo il termine che rappresenta lo spazio virtuale di condivisione dati, è chiaro che gli utenti stanno alla base della rivoluzione portata dagli sviluppi della rete.

Mentre il computer e gli altri attrezzi tecnologici che possano essere a portata di un cittadino occidentale medio aiutano a poter documentare i fatti, questo non basta per lo sviluppo del citizen journalism.

Solo la rete, e la facilità di accesso ad essa, ha potuto offrire il contesto giusto per lo sviluppo di culture partecipative moderne. La trasmissione di dati veloce da un’ utente ad altro ha fatto aumentare l’interattività delle relazioni fra un’utente con altri, ma anche fra gli utenti e i mass media.

La vera rivoluzione degli ultimi anni sta nel fatto che internet ha fatto il passaggio da uno strumento di pochi scienziati, per poi passare in mani alle élite di giovani e di specializzati, e solo negli ultimissimi anni esso è diventato uno strumento quotidiano di strati di società molto estesi e diversi fra di loro.

E’ utile notare che solo un paio d’anni fa, le reti sociali come Facebook o Myspace erano sconosciute nella maggior parte del mondo, anche fra giovani, mentre oggi la pratiche dell’utilizzo di esse sta passando man mano dai giovani alla loro generazione precedente: i genitori.

Gli scienziati della Massachussets Institute of Technology (MIT), che in un documentario dell’ 1972 immaginavano la rete come una risorsa per lo scambio dei saperi che faciliterà il progresso della civilizzazione.

Secondo loro, il problema che rallentava il processo non era il mancato progresso tecnologico, ma il fatto cha la comunicazione era “inadeguata” e lenta nel addattarsi ai bisogni della gente comune.

Le idee esistevano, le tecnologie per farle diventare realtà esistevano, ma quello che richiedeva tempo era il processo di adattamento: le tecnologie dovevano essere semplificate, e gli utenti dovevano diventare più agili nell’utilizzo delle tecnologie, per poter creare quello che oggi chiamiamo la società dell’informazione.

La via per lo sviluppo delle nuove culture di partecipazione dei cittadini comuni nella creazione e distribuzione delle informazioni sulla rete, non era, quindi, offerta dai sviluppi tecnologici, ma dalle diminuzioni dei costi e delle dimensioni, e dalle semplificazioni dell’utilizzo che hanno fatto i computer accessibili da tanti.

Lo sviluppo tecnologico non è mai un fine in sé, e fra una scoperta tecnologica e il suo successo nella società c’è sempre uno scarto temporale.

De Fleur e Ball-Rokeach nelle Teorie e Tecniche delle Comunicazioni di Massa dichiarano che:

“Non è mai scontato che intorno as un’innovazione tecnologica si costruisca un sistema di comunicazione. Alcune innovazioni che sembravano destinate a diventare dei sistemi di comunicazione e ad essere rapidamente adottate dal pubblico non hanno invece raggiunto livelli di diffusione definibili come popolari.”

I due esperti di comunicazione sopportano questa dichiarazione riportando gli esempi del mancato sucesso della televisione via cavo a due vie e del videotex, agiungendo che:

“é poco probabile che il videotex o i suoi parenti prossimi si diffondano rapidamente finche i suoi contenuti di tali sistemi non risponderanno più da vicino agli interessi, alle esigenze e agli obiettivi di un grande numero di cittadini comuni.”

(Melvin L.DeFleur, Sandra J.Ball-Rokeach, Teorie delle comunicazioni di massa, Bologna, Mulino, 1995, pp. 372)

Pare che i sviluppi necessari per la diffusione del “videotex o i suoi parenti prossimi” di cui parlavano DeFleur e Ball-Rokeach, sono avvenuti e si sono manifestati in forma di una piattaforma stile 2.0 come Youtube, e i suoi simili.

Omaggio a YouTube e agli utenti della rete 2.0

Anche la scelta della persona dell’anno 2006, “Tu”, del Time Magazine, ha sottolineato che lo sviluppo di tecnologia non è fine in se stessa, e che essa esiste solo come un potenziale mezzo per la ulteriore evoluzione della civilizzazione:

Questa scelta sembra un’evoluzione del 1983, quando Time ha fatto un’ omaggio all’ ingresso dei personal computer :

*E’ da notare anche che 1983. e 2006 sono stati gli unici anni nei quali la redazione del Time non aveva optato una persona precisa come persona dell’anno.

Continua sull’evoluzione del personal computer…

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