Citizen journalism- una definizione e alcune tipologie

“Citizen journalism è quando la gente, in altri tempi detta pubblico, usa gli strumenti della stampa che sono in suo possesso per informarsi l’uno con l’altro.”

Jay Rosen, NYU (…)

I tentativi di definire il citizen journalism sono tanti, ma la definizione più utile per questa ricerca è quella del professore Jay Rosen della New York University:

“Citizen journalism è quando la gente, in altri tempi detta pubblico, usa gli strumenti della stampa che sono in suo possesso per informarsi l’uno con l’altro.”

I tentativi di definire il citizen journalism sono tanti, ma la definizione più utile per questa ricerca è probabilmente quella del professore Jay Rosen  della New York University:

“Citizen journalism è quando la gente, in altri tempi detta pubblico, usa gli strumenti della stampa che sono in suo possesso per informarsi l’uno con l’altro.”
Questa definizione nomina le trasformazioni principali che sono avvenute nel mondo dell’informazione:
1) la trasformazione da pubblico ricevente alla “gente” che agisce.
Il termine “gente”,  volutamente generico per includere tutte le persone senza richiedere requisiti o competenze ulteriori, fa notare la facilità di accesso a nuovi strumenti e al loro utilizzo presso le persone comuni, implicando una potenziale inclusione della società al suo intero.
Rosen implica, inoltre, un superamento della fase nella quale “la gente” veniva chiamata “pubblico”, sottolineando cosi’ il ruolo attivo della gente nella creazione, distribuzione e valutazione delle informazioni, come un’evoluzione del pubblico ricevente e passivo.
La radio e la televisione, erano, per via delle loro prestazioni tecniche, gli strumenti che permettevano al pubblico unicamente di ricevere, mentre la possibilità di “dialogo”, ovvero di comunicazione a due vie, era permesso solo ad un numero limitato di possessori di attrezzi costosi e ingombranti. Solo dagli studi televisivi e radiofonici si potevano trasmettere le informazioni, mentre la stragrande maggioranza del pubblico poteva (e può) soltanto ricevere, guardando la televisione e ascoltando la radio.
Comunque, anche in passato il feedback degli spettatori e ascoltatori esisteva, ma le modalità per mandare la risposta del pubblico richiedevano tempo e ulteriori mezzi. Si poteva contattare la redazione mandando una lettera, o chiamando l’ufficio addetto. In tutti e due e casi, si utilizzava un mezzo o un servizio ulteriore, al di fuori dello stesso sistema dei media con i quali si voleva entrare in contatto.
Nel caso della lettera, si utilizzava il servizio delle poste, mentre nel caso della chiamata, si utilizzava un ulteriore strumento, il telefono, e in più il servizio di telefonia.
Questo modo non permetteva un contatto diretto e spontaneo con il pubblico, e come conseguenza, al “feedback” del pubblico spettavano dei spazi e tempi molto ristretti, e di solito non influenzavano i contenuti delle trasmissioni (se non per effetto di ricerche sull’audience che avevano come scopo l’analisi del pubblico per posizionare meglio il loro prodotto sul mercato dei media).
2) gli strumenti della stampa che una volta erano in possesso esclusivo di pochi per via dei costi elevati e del complicato utilizzo, adesso sono a disposizione di tutti, o perlomeno di molti.
Si è già indicato sopra che il radiotrasmettitore e l’apparecchio televisivo offrono al pubblico solo la possibilità di ricevere, e che come conseguenza, le vie per mandare il feedback erano sempre indirette, in quanto occorreva utilizzare i servizi degli altri- le poste, il telefono etc.
Comunque, è importante notare che solo un computer collegato alla rete offre le possibilità di output. Un computer senza internet è solo un calcolatore, è non serve a migliorare il ruolo del cittadino comune nella distribuzione di notizie.
Senza la rete, il computer permette di ricevere informazioni, ma soltanto tramite l’inserimento di un contenitore di dati esterno (i.e. CD, memoria flash, ecc.); inoltre, permette la creazione del materiale informativo, ma non la sua distribuzione.
Come apparecchio per ricevere informazioni, il computer senza rete vale meno della radio e della televisione, in quanto da solo non possiede canali di trasmissione dati- richiede sempre mezzi esterni.
Dall’altra parte, come apparecchio per creazione del materiale informativo, computer senza rete è paragonabile ad una macchina per scrivere, con alcune dotazioni in più (i.e. possibilità di elaborazione del materiale fotografico, audio e video).
La vera rivoluzione del ruolo del cittadino nella creazione delle notizie sta, quindi, in internet, e non nel computer in sè.
E’ la rete che conta, e non il possesso del computer. Solo un computer collegato ad internet offre le possibilità di feedback rivoluzionarie rispetto ai canali indiretti prima offerti al pubblico radiofonico e televisivo.
La rete, anche nella modalità che precede il Web 2.0,  ha permesso la spedizione di lettere senza un ulteriore servizio (i.e. le poste), ma in modo “immediato” (ovvero “non mediato” se non da complementi tecnici: cavi, reti e software) ed è stato il primo passo “rivoluzionario”.
Subito, con l’avvento di Internet,  il contatto con il pubblico diventa più diretto e più istantaneo in quanto i tempi della spedizione postale non esistono più. La via dal mittente al ricevente diventa passa da giorni a milisecondi, ed è già da qui che cambia il concetto del impatto del feedback del pubblico.
Presto si arriva ad un’ulteriore sviluppo del rapporto tra emittente e  pubblico: la possibilità del feedback istantaneo alla redazione e non più solamente tramite le e-mail.
L’apertura al commento toglie anche questo intermediario “tecnico” fra l’informazione ed il pubblico, offrendo a ogni membro del pubblico l’accesso diretto ai commenti di altri lettori. Il lettore ha così la possibilità di accedere sia all’informazione originaria della testata, che alle reazioni di altri lettori come lui, ed è qui che si crea ciò che nel mondo dell’Internet è ben noto come “comunità”.
Il pubblico, finora ricevente scollegato dalle opinioni di altri come lui, ora si trova davanti ad una vera e propria comunità di simili. Si aprono discussioni, scambi di punti di vista e informazioni ulteriori a quelle che contiene l’articolo originale.
In alcuni casi l’utente che lascia il commento è un vero e proprio testimone dell’accaduto nel articolo, ed e qua che si parla di un vero e proprio valore informativo aggiuntivo offerto dalla comunità degli lettori.
Il feedback spontaneo e diretto, il commento aperto e la creazione della comunità dei lettori, contribuiscono, quindi, ad una trasformazione profonda del ruolo del pubblico, dal passivo ad attivo e contribuente, mentre il giornalismo stesso si trasforma da un emittente di informazioni ad un forum.
La base del molto discusso Web 2.0 è proprio la nascità del concetto delle comunità sulla rete. Gli utenti si trovano intorno al materiale informativo che interessa loro, lo discutono, scambiano ulteriori informazioni e link, creano pagine personali raccontandosi a vicenda (social networking, blogs), selezionano il materiale per loro rilevante, organizzandolo con utilizzo dei segnalibri per poi dividerli online (social bookmarking).
Con la radio e la televisione, le comunità create fra i membri del pubblico accomunati dagli stessi interessi, erano limitate dalle reti di conoscenze personali, o a sistemi associativi (fan club e simili) comunque legati all’utilizzo di altri sistemi di comunicazione.
Il Web 2.0, invece, permette a tutti questi utenti di uscire “allo scoperto” (salvo la scelta personale di rimanere invisibili).
Si può dire in conclusione, che il Web 2.0 e sopratutto il concetto delle comunità di utenti accomunati intorno alle stesse informazioni, stanno alla radice della nascita del fenomeno del citizen journalism, e che senza una precedente esistenza di queste comunità, il citizen journalism non si sarebbe mai sviluppato, anche se nelle precedenti forme dei mass-media esistono delle pratiche simili a quelle del giornalismo dei cittadini.
3) le persone si approfittano del facile accesso agli strumenti una volta esclusivi della stampa per comunicare direttamente fra di loro.
La nascita delle comunità online aggregate intorno alle informazioni di interesse comune, ha posto la necessità di nuovi strumenti di comunicazione sulla rete. I membri di comunità avevano bisogno di più spazi per raccontare ai co-utenti chi sono, conoscersi,  darsi visibilità e accrescere in questo modo la fiducia tra loro per le opinioni espresse e e per le testimonianze e raccomandazioni.
Grazie a questi nuovi bisogni sono nati e hanno avuti tanto successo i network sociali (Facebook, Myspace, Linkedin ed altri), i blog host (Blogger, WordPress, Typepad, ed altri), i segnalibri sociali (social bookmarks: Google Bookmarks, Delicio.us ed altri) ed altri.
Inoltre, si sono sviluppati i siti di segnalazione eventi e siti per raccomandazioni musicali che sfruttano le communità degli utenti per creare un sistema che si basa su interessi in comune, sulla raccomandazione, e sulla fiducia fra i co-utenti. Un esempio di successo è quello del sito Last.fm, che verrà analizzato più avanti.
Contemporaneamente, gli sviluppi delle tecnologie digitali e la concorrenza sul mercato hanno portato a disposizione di tutti gli apparecchi di ripresa fotografica, audio e video- macchine fotografiche, videocamere, e cosiddetti “smart phone” (telefonini con modalità di ripresa fotografica, audio, e video).
In combinazione con gli spazi gratuiti per l’autopubblicazione sulla rete, gli apparecchi di ripresa fotografica e video hanno offerto a tutti gli strumenti una volta esclusivi delle grandi testate.
I cittadini comuni, testimoni di eventi di rilevanza per la società in cui si ritrovano, sono diventati così contributori utili anche delle grandi testate: le fotografie e altri materiali procurati dagli cittadini sono apparsi in prime pagine di testate importanti soprattutto nei casi di grandi disastri: Tsunami, Katrina, 11 settembre ed altri.
CITIZEN JOURNALISM- TIPOLOGIE
In questo ambito emergono le basi di citizen journalism in senso stretto e le sue tipologie
Nel caso del contribuito del cittadino comune alla notizia di una testata tradizionale, stiamo parlando di un caso ibrido– fra citizen journalism e giornalismo tradizionale.
Le testate si aprono sempre di più ai contributi degli cittadini, addirittura sollecitando il contributo dei cittadini-giornalisti, ma allo stesso tempo si sviluppano anche dei casi di citizen journalism par excellance: i siti-comunità creati apposta per raccogliere le notizie offerte e scritte dai cittadini-abitanti di un certo quartiere o di una città.
In questo caso stiamo parlando di un citizen journalism che rientra nel iperlocalismo: questa tipologia di giornalismo offre un ampliamento della copertura di notizie locali da parte degli stessi cittadini, in quanto le informazioni che li riguardano sono di un interesse locale e come tali non rientrano, se non marginalmente, negli interessi delle grandi testate.
Poi, esiste anche il caso del blog-journalism. E’ da notare che non tutti i blog sono giornalismo, e non tutti i blog giornalistici contribuiscono alla creazione di notizie: tanti di loro si fermano a distribuire le notizie delle testate tradizionali, citandole e magari ampliandole con commenti e offrendo una raccolta personale di materiali vari raccolti dal blogger che riguardano il tema di interesse. Il blogger può, per esempio, citare un articolo della Repubblica, aggiungendo il link al video che ha trovato su Youtube che riguarda lo stesso tema, o link ad altri articoli o materiali simili.
Un’altro tipo di blog-journalism, che si avvicina di più alla creazione vera e propria di materiali con valore-notizia, sono i blog-racconti di guerra. Qua il blogger assume la posizione di un reporter in quanto spesso testimone della situazione che sta descrivendo e creatore di materiale nuovo e non solo distributore di notizie pubblicate da altri. Sono ormai numerosi i casi di blogger di guerra che sono soldati o cittadini delle zone di guerra. Sono famosi alcuni casi dei blogger-soldati americani che descrivono le loro esperienze dall’Iraq, o degli stessi cittadini dell’Iraq che descrivono le loro condizioni di vita.
In questi casi, sono di utilità gli aggregatori dei blog, i portali che aiutano a semplificare il processo di ricerca dei blog di interesse, offrendo una selezione di blog ricercabili per tema (i.e. guerra, turismo, musica), o per regione (i.e. europa, italia, afghanistan). Uno dei casi più famosi e di più successo è l’ottimo Global Voices Online . Oltre ad aggregare i blog per tema e per regione, questo sito offre una classifica di notizie più rilevanti del giorno (settimana, mese, o anno), raccontate dai blogger più letti.
Il motto di Global Voices spiega al meglio la loro missione: “Aiutare a dare la voce a chi non viene sentito”.
Oltre alle tipologie sopra portare, l’autore di questa ricerca aggiunge una tipologia basata sulla frequenza di contributi da parte degli utenti e sulla consapevolezza degli utenti del fare giornalismo cittadino. In questo modo, si arriva a 3 tipologie principali:
1) Giornalisti cittadini in senso stretto: iperlocali e part-time.
Sono per lo più coloro i quali contribuiscono ai portali creati proprio per pubblicare i materiali creati dai giornalisti-cittadini. Spesso si tratta di comunità a metà fra forum locali e siti informativi, anche se a volte questi siti servono come veri e propri punti di informazione nelle comunità che i loro utenti descrivono.
Questo tipo di giornalismo accresce la quantità di notizie locali, spesso ignorate dalle testate grandi, e perciò può essere accomunato ai fenomeni di iperlocalismo.
Il lavoro degli utenti in queste comunità e spesso non-retribuito o poco retribuito, e quindi si tratta di attività occasionali, senza garanzie di continuità. Alcune ricerche mostrano che gli utenti contribuiscono tanto all’inizio, ma le loro attività durano poco.
2) Giornalisti cittadini in senso esteso: globali e locali, full time o part-time, e a volte giornalisti inconsapevoli.
Sotto questa tipologia si intende principalmente la distribuzione, la valutazione e, in alcuni casi, la creazione delle notizie sulle reti sociali. (Myspace, Youtube, Flickr, Facebook). Qui si intrecciano i valori di comunicazione interpersonale e comunicazione mediatica, e gli scambi di informazioni e notizie possono anche essere di carattere locale e quindi appartenere sia alla prima tipologia che alla seconda.
(Per comunicazione interpersonale si intende in questo caso la comunicazione fra due o più soggetti concreti, mentre la comunicazione mediatica è una comunicazione dove un mittente, o nel caso dei nuovi media, l’auto-mittente , ha come scopo di comunicare a (o con) un numero non definito di persone, potenzialmente con tutti gli utenti della rete).
Si noti anche che questa tipologia permette uno scambio, o addirittura la creazione e distribuzione mediatica, di notizie da un utente a tanti, senza la necessaria consapevolezza o volontà diretta dell’utente di fare giornalismo. (Qui si intrecciano le pratiche di auto-promozione online e del “fare e distribuire notizia”, in quanto gli utenti delle reti sociali scambiano notizie autopromuovendosi o mostrando le proprie competenze e saperi in un mondo dove essere informato accresce la stima presso gli altri).
3) Giornalisti cittadini par excellance: occasionali giornalisti-testimoni di situazioni straordinarie, spesso in collaborazione con i media tradizionali.
La conclusione di questa ricerca è che il giornalista cittadino par excellance è sempre (o quasi), un ruolo occasionale e straordinario. Inoltre, si conclude che il ruolo del cittadino-giornalista ha il suo valore più elevato quando è in collaborazione con dei media tradizionali; la teoria dei media mostra che lo sviluppo di un medium nuovo non comporta l’estinzione dei vecchi media, e quindi è possibile immaginare che la via più proficua fra giornalismo dei cittadini e dei giornalisti tradizionali è una via comune.
CONCLUSIONI
La scelta di Rosen di utilizzare il termine “gente” per contrastare il termine “pubblico” sottolinea da la trasformazione del ruolo passivo e temporaneo del ricevente ad un ruolo attivo e costante del cittadino.
Non è certo questo il luogo per ripercorrere le definizioni di cittadino che si sono succedute dalla civiltà greca in poi, ma mi pare si possa affermare che nel caso delle definizioni che legano il cittadino allo Stato democratico, emerga fortemente il concetto della partecipazione alla “cosa pubblica”, ovvero dell’attivarsi del cittadino nei confronti delle “issues pubbliche”.
Giornalismo dei cittadini non va, quindi, scambiato con una professione alternativa e in competizione a quella dei giornalisti tradizionali, ma va intesa soprattutto come l’espressione di un dovere pubblico del cittadino moderno- il dovere di informare a chi gli sta accanto, oltre che essere informato.
Rosen, suggerisce una inclusione (potenziale) dell’intera società nel processo di scambio delle informazioni, ponendo l’accento, sulla facilità del accesso e del utilizzo, sulla facilità di farsi sentire da tanti e di sentire tanti.
Inoltre, questa definizione mette in luce lo smarrimento di linee divisorie fra l’autore e il pubblico, in quanto dice che i cittadini si informano “l’uno con l’altro”, mettendoli in questo modo tutti allo stesso livello e tutti allo stesso tempo nel ruolo di autori e riceventi.
Il giornale, la radio e la televisione comunicavano “al” pubblico, non “con” il pubblico, e mentre questo rapporto è più simile a quello del professore agli studenti, il rapporto stabilitosi durante lo scambio di informazioni fra citizen journalists è più simile a quello dei peers (colleghi, coetanei, o, collegando più direttamente alla terminologia del campo, co-cittadini).
Chiunque può pubblicare e chiunque può leggere; ma sopratutto, chiunque e invitato a contribuire a ciò che è stato pubblicato aggiungendoci il suo punto di vista. Il contributo è richiesto più che mai. Da un semplice feedback che aiuta alle ricerche statistiche delle grandi testate per capire il pubblico a cui trasmette,  il nuovo feedback diventa materiale informativo che aggiunge valore all’informazione principale.
In altre parole, la multidirezionalità diventa un tratto essenziale della nuova comunicazione mediatica.

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Una Risposta

  1. Indubbiamente le definizioni di Rosen hanno sottolineato gli aspetti più interessanti del citizen journalism. Non è detto e non è nemmeno necessario che tutti diventino giornalisti, ma grazie alle nuove possibilità del Web 2.0, tutti possano contribuire a creare notizie sempre più vicine alla realtà e aiutare nella ricerca del vero.

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