Una falsa notizia è apparsa sul sito citizen journalism della CNN- Ireport, la mattina del 3 ottobre, nella quale l’utente johntw aveva scritto che Steve Jobs della Apple aveva avuto un infarto. Grazie sopratutto al collegamento del Ireport con CNN, la notizia ebbe una grande diffusione sulla rete e di conseguenza, le quote della Apple nella borsa scesero del 10% nel giro di pochi minuti.
I portavoci della Apple hanno velocemente smentito la notizia, mentre l’evento aveva accesso un’aspra discussione fra i giornali, i bloggers, e i siti di citizen journalism sul futuro della notizia partecipativa.
Durante la giornata, “apple”, “steve jobs” e “ireport” furono le parole più cercate e discusse su twitter, mentre risultavano anche tra i keywords più importanti della giornata su google hot trends.
Tanti hanno sottolineato questo evento come una prova del fallimento del citizen journalism, supponendo anche che CNN potrebbe chiudere il loro progetto Ireport, in quanto esso potrebbe togliere credibilità al famoso sito di informazione giornalistica.
E invece, la verità potrebbe essere un’altra. La visibilità (e la presunta credibilità) di Ireport è stata ottenuta sopratutto grazie al fatto che esso sia collegato con il sito principale di CNN, e che il logo CNN è ben visibile nella pagina iniziale di Ireport.
CONFUSIONE, PIUTTOSTO CHE FALLIMENTO
Fosse apparsa in un blog di nicchia, o in una piattaforma indipendente del citizen journalism, alla notizia non sarebbe stata assegnata tutta l’importanza che essa ha avuto come un’informazione apparsa in relazione con il logo della CNN.
In queste pagine è già emmerso il punto di vista che la via più sicura per il successo del citizen journalism è tramite le collaborazioni con i media tradizionali, ma in questo caso la credibilità “prestata” da CNN risulta essagerata.
Dann Gillmor ha scritto nel suo blog che l’errore della CNN sta magari nel fatto che nel sito di Ireport non è dichiarato in una maniera abbastanza chiara che il materiale pubblicato dai citizen journalists su Ireport non è verificato da parte dalla CNN, e che, di conseguenza, esso andrebbe recepito con riserva.
CNN, dall’altra parte, si giustifica dichiarando che, essendo un sito che porta il sottotitolo “unedited, unfiltered news”, il materiale pubblicato su Ireport non è responsabilità di CNN, le notizie vengono prese da Ireport e pubblicate su CNN soltanto dopo la verifica. (Nel caso della falsa notizia sull infarto di Jobs, l’informazione non è passata da Ireport a CNN, in quanto, appunto, è risultata falsa). Inoltre, i portavoci della CNN hanno dichiarato che questo evento non è un motivo valido per chiudere lreport.
La notizia fu seguita e ripostata da parte da numerosi blogger e twitterers, che entro la fine della giornata hanno tutti pubblicato dei post-giustificazioni, spiegando il perchè della loro scelta di re-pubblicare una notizia non verificata. Secondo alcuni, la scelta di re-postare senza verificare è stata sbagliata in quanto, in questo modo si aveva contribuito a dare visibilità e a diffondere una notizia falsa; Secondo altri, non c’è stato niente di male, in quanto la falsa notizia fu segnalata come “rumour”, e sottolineata come informazione non-confermata.
Infine, l’autore di questo post sostiene che la discussione sul fallimento del citizen journalism simboleggiato da una notizia falsa sia esagerato, in quanto delle notizie false si sono viste anche nei media tradizionali, senza portare discussioni sul fallimento della professione. Cattivi esempi e abusi di un servizio non significano automaticamente che il servizio in sè non possa avere e non abbia degli scopi più utili.
Rimanendo nel tema della salute di Steve Jobs, si ricordi che il prestigioso sito “tradizionale” della notizia finanziaria Bloomberg, aveva accidentalmente pubblicato l’obituario del fondatore della Apple nell agosto di quest’anno. (E’ una pratica comune per i giornali grandi e professionali di preparare gli articoli-obituari delle persone famose, anche se in buona salute).
L’errore sta nel attegiamento delle persone che leggono il materiale apparso sulle piattaforme citizen journalism. Nel caso di Ireport, l’attendibilità del CNN e stata presumibilmente trasferita sulla piataforma Ireport, anche se il sottotitolo di essa (unedited, unfiltered news) sottolinea che nessun tipo di verifica o controllo siano effetuati prima della pubblicazione delle notizie (tranne le verifiche svolte da parte degli stessi utenti di Ireport).
In alcuni casi, anche gli utenti delle piattafrome citizen journalism possono ottenere la reputazione di citizen journalists attendibili. Questo, di solito si ottiene attraverso il sistema di votazione da parte di altri utenti, la popolarità degli articoli pubblicati etc.
Nel caso dell’utente johntw, non si poteva parlare di nessuna credibilità dell’utente in quanto la falsa notizia dell infarto di Jobs fu il suo primo post su Ireport. (Si suppone, infatti, che johntw poteva essere una persona che aveva degli interessi particolari nel far scendere i prezzi della Apple nella borsa: questo anche perchè è stato rivelato che l’utente abbia pubblicato i suoi post da un computer con IP mascherato).
Alcuni blogger hanno sottolineato che il sistema di verifica “dal basso” non abbia fallito nemmeno in questo caso: la notizia (falsa) è stata pubblicata, ha ottenuto visibilità attraverso la rete e attraverso la blogosfera, ma ha durato poco, in quanto è presto stata smascherata.
Si riporta il caso del digg.com: la notizia falsa ottenne numerosi digg, ma nonostante ciò non aveva raggiunto la prima pagina proprio grazie ad un controllo dal basso: numerosi utenti hanno re-postato la notizia sensazionale, ma furono numerosi anche quelli che hanno sospettato l’attendibilità di questa informazione, votandola negativamente (il termine specifico che il sito digg usa per la valutazione negativa è: Bury- seppelire, come opposto di digg- scavare).
Quando si parla della notizia dal basso, la cosa più importante è capire che per essa non valgono gli stessi criteri come per la notizia tradizionale/professionale.
Nel caso della notizia professionale/tradizionale, è presunto un sistema di verifica (fact-checking) che avviene prima della pubblicazione della notizia; nel caso della notizia dal basso, l’unico fact-checker è la persona comune, il citizen journalist.
In una maniera simile nella quale una testata può ottenere una maggiore o minore credibilità tra i lettori/riceventi della notizia, questo può accadere anche con i citizen journalists.
Ma in un caso come Ireport, dove non esiste nessun tipo di filtro applicato dalla piattaforma per moderare il contributo del citizen journalist, l’esito finale (la notizia) non può essere la responsabilità della piattaforma.
La notizia non viene valutata prendendo in considerazione l’attendibilità della piattaforma in sé, in quanto la piattaforma è, in questo caso, dichiaratamente, irresponsabile del contenuto pubblicato (“unedited, unfiltered news”).
Tutta la responsabilità viene trasferita, quindi, al contribuente, al citizen journalist (in questo caso a johntw). Johntw non era ne un giornalista della CNN, ne un contribuente di una piattaforma CJ filtrata. Il lettore, doveva, quindi valutare la notizia pubblicata come la parola di una persona completamente sconosciuta (non esiste nessuna traccia di johntw tranne questa notizia), al posto di valutarla come una notizia sopportata o protetta da parte dalla CNN.
Non è fallito, quindi, il citizen journalism, sono falliti i lettori, non avendo riuscito a capire come ricevere questo tipo di notizie.
La bufera riguardo all infarto di Steve Jobs, non è, quindi, una conferma che citizen journalism fallirà: piuttosto, è una conferma, che esso sia un fenomeno ai suoi inizi, e che bisogna capirlo meglio, per potersi servire meglio da ciò che esso possa offrire.
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Beh. Siamo d’accordo. Parlare di fallimento del citizen journalism e dell’esperimento di Ireport mi semba proprio pretestuoso.
I rumors esistono da quando esistono le borse e far uscire false notizie o manipolare quelle vere è uno sporco mestiere che a volte fa guadagnare (e perdere) tanti soldini!
Quello che effettivamente ancora non funziona bene nella Rete – e non solo per il citizen journalism – è appunto il sistema di controllo della veridictà delle notizie.
Nei giornali tradizionali c’è di solito il tempo di sottoporre le notizie alla verifica (fact checking) nella rete i bloggers che vogliono essere più veloci degli altri a volte saltano il passaggio del controllo… E questo è molto difficile da regolamentare (a parte le conseguenze legali di ciò che si pubblica).
Un sistema in teoria ci sarebbe: assegnare un punteggio negativo, un “rating”, a chi pubblica più “Bufale”.
Dvd